
35) Giovanni Duns Scoto. Il primato della volont sull'intelletto.
Essendo Dio sommo bene, Duns Scoto pone al vertice della
perfezione divina la volont e la libert ontologica (non
psicologica od esistenziale). Poi egli mette a confronto volont
ed intelletto e dimostra che la volont  di gran lunga la facolt
pi perfetta dell'anima umana. Nel rapporto fra volont ed
intelletto poi si rende manifesta l'influenza della prima sul
secondo. A questo punto Scoto ritiene legittimo mettere in dubbio
i sistemi metafisici della filosofia antica, che hanno la pretesa
di imparzialit ed universalit, perch negano la libert e quindi
l'influenza della volont sulla ragione. Per questo essi si devono
considerare precristiani, fuori dal cristianesimo

Ord., secondo, d. 42, q. 4, n. 5 (vedi manuale pagina 245).
    La volont non  un principio gi per sua natura determinato a
questo o quello, ma che ha il potere di determinare se stesso a
questo o a quello. [...] Orbene un principio attivo tanto pi 
perfetto quanto meno  dipendente, determinato e limitato rispetto
all'atto o effetto: cos  indice la somma perfezione in Dio il
fatto che Egli niente produca per necessit. E poich l'intelletto
 determinato e limitato rispetto all'atto, ed  privo del potere
di determinarsi all'uno o all'altro,  necessario assegnare alla
volont il primato della perfezione.
N contro tale argomento fondamentale valgono gli argomenti che si
adducono in favore della tesi opposta e che adesso dimostrer di
valore ben inferiore a quanto credono i loro sostenitori:
.
1) L'intelletto  una facolt pi perfetta perch ha un oggetto
pi perfetto e cio il vero, che  pi alto e pi nobile del bene.
[...] Si risponde: queste propriet trascendentali non sono
realmente distinte; e quindi non si pu dire che una sia pi
nobile dell'altra. [...] Inoltre si potrebbe dire che il bene
universale  certamente pi nobile del bene particolare, ed il
vero  un bene particolare, perch bene del solo intelletto e
quindi inferiore al bene in universale. [...] N  sicuro che il
vero sia oggetto dell'intelletto

2) La causa equivoca  pi nobile dell'effetto; ma l'atto
dell'intelletto  causa dell'atto volitivo, e per giunta causa
equivoca (ed infatti: posto l'atto dell'intelletto, si pone l'atto
di volont, tolto l'atto dell'intelletto non si pu porre pi
l'atto di volont). Quindi l'intelletto  pi nobile della
volont. [...] Si risponde: servendoci dello stesso concetto di
causa equivoca potremmo capovolgere l'argomento. Cos: la volont
comanda all'intelletto e quindi l'atto di volont  causa
efficiente rispetto all'atto d'intellezione, quindi  pi
perfetto. Ma analizzando pi a fondo, osserviamo: a rigor di
termini n l'atto dell'intelletto  causa totale dell'atto della
volont, ma tutt'al pi parziale (ammesso che lo si possa
considerare causa): n la volont  causa totale
dell'intellezione. Invece nell'argomento degli avversari la
maggiore  vera solo se si tratta di una causa equivoca totale;
quando si tratta di causa parziale  vera solo se la causa 
d'ordine superiore, come appunto la volont che comanda
l'intelletto. Questo, invece, se  causa della volizione,  in
ogni caso una causa che sta al servizio della volont, in quanto
compie la sua azione in ordine alla produzione dell'atto volitivo.
Ed Aristotele, nel nono libro della Metafisica, dice: ci che 
posteriore per produzione  primo per perfezione; la volizione 
appunto posteriore alla conoscenza ed ha ragione di fine rispetto
all'atto intellettivo. [...] Posto l'atto conoscitivo, manca
ancora la pi importante causa dell'atto volitivo, che  la sola
volont, per sua natura fornita di intrinseca libert.
All'ulteriore questione se l'intelletto muova la volont o la
volont muova l'intelletto, la risposta appare chiara da ci che
finora abbiamo detto: mentre l'appetito sensitivo si trova, di
fronte all'oggetto, nella condizione del mobile di fronte al
movente che l'attrae per necessit naturale,  completamente
diversa invece la condizione dell'appetito intellettivo e cio
della volont. Questa infatti  mossa dall'oggetto sempre col
sottinteso che potrebbe anche non lasciarsi condurre; se  mossa,
si muove per sua libera decisione: non  infatti trascinata
dall'oggetto, come avviene al senso, ma si determina da se stessa
se seguire l'oggetto, sempre riservandosi il dominio per cui
potrebbe non seguirlo o detestarlo e respingerlo o anche
sospendere qualunque volizione. [...] L'atto dell'intelletto
invece  in potere della volont tanto che la volont stessa pu
staccare l'intelletto da un determinato oggetto intelligibile e
rivolgerlo verso un altro

 (Giovanni Duns Scoto, Antologia filosofica, La nuova Cultura,
Napoli 1966, pagine 63-64).

